Lo scrittore già autore di Fango, Branchie, Ti prendo e ti porto via, Io non ho paura e Come Dio comanda questa volta ci sorprende con un nuovo libro.
Ammaniti in un'intervista ne parla così: "Mi interessava scrivere un libro comico, un'avventura. Mi volevo divertire. quando ho scritto Come Dio comanda sentivo che il tema era il riconscimento tra padre e figlio, il rapporto tra educazione e natura. Qui non c'era un nucleo narrativo forte, c'era soltanto la voglia di giocare con questi personaggi. Come Dio comanda ha richiesto 5 anni di lavoro durante i quali sono caduto in un pozzo scuro perchè il mood del libro poi te lo ritrovi addosso. Ero molto provato da questi sentimenti estremi, dalla solitudine del bambino protagonista, dalla violenza, anche psicologica di quell'ambiente. Ho cominciato questo libro perchè mi facevano ridere certe situazioni, certe scene. Inizialmente era divertimento puro, poi le cose si sono complicate: ho capito che per farne un romanzo dovevo dare spessore a personaggi che inizialmente vedevo come un'unica massa comica."
Fonte intervista: http://archiviostorico.corriere.it/2009/ottobre/30/Racconto_comico_dell_editoria_Apocalisse_co_9_091030072_shtml

3 commenti:
Niccolò Ammaniti per me ha veramente una potenza narrativa unica. Ti racconta i personaggi in un modo cosi reale che li impari pian piano a conoscere. Sei li che cerchi di capire cosa possano avere in comune una setta di satanisti convinti di essere dei geni del male mentre invece sono solo uno sgangherato gruppo di frustrati, e uno scrittore alle prese con il tipico blocco della creatività, quando ad un certo punto Ammaniti ti prende per un braccio e ti trascina nella storia..a vedere..sentire.. e ti trovi in una villa nel bel mezzo di Roma dove si svolge un improbabile safari dove si intrecciano piani di rapimento e attacchi da parte di dissidenti sovietici obesi nascosti nelle fondamenta della villa da più di cinquant’anni.Questo libro ti inghiotte nel vero senso della parola e ti strascina a Villa Ada…te ne stai li,nascosto sul ramo di uno dei grandi alberi e ti godi la storia come se davvero fossi li.E non ti importa se la trama non è cosi realistica come ti eri immaginato, perché alla fine tutto degenera ma ha comunque un suo senso, che alla fine quando chiudi il libro, pensi “beh non poteva che finire cosi!”
Credo che quando Ammaniti ha scritto questo libro effettivamente stesse pensando a noi, al mondo che lo circonda e che in fin dei conti circonda anche noi, se infatti proviamo a leggere fra le righe del testo vediamo come effettivamente ciascun personaggio rispecchi uno stereotipo: il calciatore famoso, la velina, la presentatrice, lo scrittore di successo (Francesco Ciba potrebbe essere F...) e così via. C'è però all'interno del libro un piccolo brano in cui Francesco Ciba parla con il chirurgo plastico di maggior successo della città che in realtà non è altro che un tossico dipendente, qui i due discutono sulle cosiddette "figure di merda" che Ciba ha paura di fare. Il "grande" chirurgo gli dice però "Il tempo delle figure di merda è finito, morto, sepolto...Nessuno le fa più, tranne te, nella tua testa. Ma non li vedi a questi? - Indicò la massa che applaudiva Chiatti. - Ci ricopriamo di letame felici come maiali in un porcile. Guarda me, per esempio-...Io mi sono specializzato a Lione con il professore Roland Chateau-Beaubois, ho la cattedra a Urbino, sono un primario. Guarda come sto ridotto. Secondo i vecchi parametri sarebbe una figura di merda ambulante...eppure non è così. Sono amato e rispettato...QUELLE CHE TU CHIAMI FIGURE DI MERDA SONO SPRAZZI DI SPLENDORE MEDIATICO CHE DANNO LUSTRO AL PERSONAGGIO E CHE TI RENDONO PIU' UMANO E PIU' SIMPATICO." Mai discorso fu più azzaccato...basta pensare a ciò che accade intorno a noi dai politici, ai giocatori di calcio ecc ecc.
Niccolò Ammaniti è uno dei miei scrittori preferiti.
Ha la capacità di descrivere i particolari e le situazioni in maniera tale da rendere questi quasi reali, è come se si potesse vedere ciò che lui racconta.
Lo scrittore nel libro descrive in un quadro comico ma allo stesso tempo pungente il mondo di oggi, fatto di voglia di apparire e di superficialità.
Il palazzinaro Sasà Chiatti compra dal comune di Roma un parco pubblico “Villa Ada”, trasformandolo nella sua residenza privata; qui deciderà di organizzare un party esclusivo e grandioso.
Nel parco tra elefanti, belve feroci, calciatori, star famose, attrici, medici e tant’altro si intrecciano le vite delle Belve di Abaddon e quella del noto scrittore Fabrizio Ciba.
“Macchinoni eleganti, continuavano a sputare fuori attori, calciatori, politici, veline tra gli applausi e le urla degli spettatori schiacciati sulle transenne come polli alla griglia. Una roba del genere non l’aveva vista nemmeno al festival di Venezia. I vip salutavano e le donne si lasciavano fotografare nei lori abiti firmati. Una ragazza riuscì a superare le transenne e si lanciò su Fabio Sartoretti, il comico di Bazar.
Ma le guardie del corpo la inchiodarono a terra e la rigettarono nella folla, che se la risucchiò.
Ciba prese il coraggio a due mani e si avviò a testa bassa, sperando di non essere riconosciuto, verso il tappeto rosso. Ma vedendo che i fan lo salutavano così calorosamente non riuscì a trattenersi e cominciò a sventolare la mano.In quel momento una Bmw con i vetri neri frenò davanti alla passerella. Dall’auto uscirono un paio di gambe abbronzate che sembravano non finire mai. Poi uscì il resto di Simona Somaini.”
I personaggi saranno catapultati in un’avventura ai limiti della realtà che metterà in luce aspetti grotteschi dell’umanità ma anche qualche sentimento puro…E alla fine le persone “sataniche” saranno coloro che metteranno in luce i sentimenti più veri e forti…
“Quando l’aveva rivista, tre giorni dopo, seduta su una panchina davanti al cinema, aveva capito che quella ragazza incredibile era la donna della sua vita. E ora aveva scoperto che quei due si sposavano. Biscottino. Non c’era molto da aggiungere, se non che non aveva più senso vivere.”
Ho letto il libro tutto d’un fiato perché una volta iniziato la trama ti coinvolge al tal punto da immaginare realmente le scene descritte…come tutti i libri di Ammaniti mi ha conquistato.
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